Celebrazioni    del 150°    Unità d’Italia

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Fondata nel 1876

 

 

Celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia

 

                             

 

 

Nel 1814 con il Congresso di Vienna vennero fissati i confini tra gli stati italiani, tenendo conto esclusivamente degli interessi delle grandi potenze.

 

L'Italia si trovò perciò ancora divisa in tanti stati tra i quali erano realmente indipendenti solo il Regno di Sardegna, il Regno delle Due Sicilie e lo Stato della Chiesa.

 

Il Lombardo - Veneto era invece sotto il dominio austriaco ed anche i piccoli stati dell'Italia centro - settentrionale (ducati di Parma, di Modena e Toscana) erano legati all'Austria.

 

La divisione in tanti Stati, il dominio austriaco su alcune regioni più ricche e popolate, l'esclusione dal potere creavano molto malcontento tra le popolazioni ed in particolare tra la borghesia italiana.

 

L'Italia conobbe quindi un processo di graduale riscoperta e sempre più netta rivendicazione della propria identità nazionale.

 

Questo processo, noto come “Risorgimento”, portò alla formazione dello Stato unitario Italiano, ovvero fece della penisola un organismo politico e indipendente a base nazionale.

Nessuno dei protagonisti della Storia patria ebbe un’idea così alta e così completa di cosa dovesse essere l’Italia come Giuseppe Mazzini, ritenuto da Francesco de Sanctis "il Mosè dell’Unità".

 

Nè il Cavour, definito da Spadolini "l’unico uomo di Stato, per uno Stato che ancora non c’era" ; nè il Cattaneo che restringeva l’orizzonte del proprio progetto politico al solo Nord economicamente sviluppato in senso federalista; nè il Gioberti che si faceva promotore di un anacronistico legame tra Stato e Chiesa che sembrava potersi avverare soltanto se analizzato alla luce delle riforme concesse da Papa Pio IX nello Stato della Chiesa nel 1848 dopo l’elezione al soglio pontificio.

 

Giuseppe Mazzini affrontò il problema italiano in un’ottica nuova: parlò di una forma di Stato di tipo unitario e, per la forma di governo, dichiarò le proprie idee repubblicane.

 

La "Giovine Italia" propose un nuovo modello di lotta politica che, innanzi tutto, volle coinvolgere le masse per giungere ad un moto insurrezionale popolare e nazionale. In essa vi fu’, inoltre, un forte interesse per i giovani che erano visti come elementi nuovi da invitare alla lotta politica.

 

Mazzini subordinò il concetto di Patria a quello più ampio di Umanità, auspicando che il concetto di nazione sarebbe stato superato a favore di una federazione fra i popoli europei.

 

Le nazioni sarebbero dovute giungere a questo nuovo assetto geopolitico spinte dalla comprensione della "legge morale" a cui tutte sono soggette. Il ligure pensatore democratico intravedeva già negli anni ’30 come la vecchia idea di “Europa”, nata a Vienna nel 1814, non avrebbe potuto reggere al progredire impetuoso della Storia che difatti, come oggi possiamo constatare, ci ha già portato all’attuale Europa dei capitali e ci porterà ineluttabilmente all’Europa dei popoli.

 

Alla concezione di Patria libera Garibaldi non assommò soltanto il genio militare ma seppe rendersi esatto conto della necessità di una giustizia sociale sempre piu’ efficace per l’elevamento morale e materiale dei lavoratori della mente e del braccio, secondo il trinomio “Libertà, uguaglianza e fratellanza” ereditato dalla Rivoluzione Francese e cardine dei principi massonici di cui Egli fu convinto assertore.

 

La sua vita fu cento volte esposta sui campi di battaglia in difesa dei popoli che combattevano per la propria libertà, in Europa ed in America, ond’Egli passò alla storia come l’Eroe dei due Mondi.

 

La gloria rifulgerà perenne intorno a queste immortali figure di grandi Italiani e di Eroi della libertà dei popoli.

 

In questo periodo di durissimo travaglio mondiale, che richiede il massimo spirito di sacrificio da parte di ognuno, chiunque sappia trarre ammaestramenti dal passato per contribuire alla preparazione di un migliore avvenire umano.